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Le curiose vicissitudini del codice Mendoza

Le curiose vicissitudini del codice Mendoza

Tenochtitlan, la capitale dell’impero azteco – sulle cui rovine sorse l’attuale città del Messico- fu conquistata dagli Spagnoli nel 1521.

don Antonio de Mendoza y Pacheco, (Spagna, tra il 1490 e il 1493 – Lima, 1552) primo vicerè della Nuova Spagna

Circa venti anni dopo, il primo viceré spagnolo, don Antonio de Mendoza, ebbe la necessità di informare l’imperatore Carlo V di Spagna sullo stato in cui si trovava la nascente Nuova Spagna, le sue divisioni geografiche, le risorse di cui disponeva e la storia del popolo sconfitto, gli Aztechi.

Affidò così l’incarico di scrivere le informazioni ai Tlacuilos – scribi aztechi che fin dalla giovinezza si dedicavano all’apprendimento del loro complicato sistema di scrittura – e agli anziani che ricordassero bene la storia azteca fino all’arrivo degli Spagnoli.

La fine che gli Aztechi riservavano alle spie Codex Mendoza

Il documento, redatto su carta europea e legato a forma di libro, si compose di 72 pagine con pittografie e annotazioni sparse, sia in Nahuatl – la lingua parlata dagli Aztechi – sia in Spagnolo. 

Una volta completato, il libro fu inviato, insieme ad altri oggetti, al re di Spagna, ma il codice non arrivò mai a destinazione.

Il galeone spagnolo fu infatti intercettato ed attaccato dai bucanieri francesi ed il Codice finì nella collezione di André Thevet, famoso esploratore e scrittore nonché cosmografo della corte francese. Nel 1578, quando oramai la sua reputazione di studioso era in declino, Thevet vendette il Codice a Richard Hakluyt, cappellano dell’ambasciatore britannico a Parigi. Fautore della politica espansionistica inglese sui mari, in un momento in cui però l’Inghilterra non poteva competere con la supremazia della Spagna nel Nuovo Mondo, Hakluyt si era attivato nel collezionare resoconti di viaggio in lingua inglese ed acquistò il Codice proprio nella speranza di trovarci informazioni strategiche sull’impero spagnolo nel Nuovo Mondo.

Alla sua morte, la sua collezione fu ereditata da Samuel Purchas, un pastore anglicano, che nel 1625 pubblicò il Codice per la prima volta, come parte di una storia universale e relazioni di viaggio dal titolo Hakluytus Posthumus, or Purchas His Pilgrimes.

Il Codice, ereditato dal figlio, fu poi acquistata da John Selden, un appassionato collezionista di documenti dell’emisfero occidentale. Cinque anni dopo la morte di Selden,  nel 1659, il  Codice trovò la sua ultima e definitiva dimora presso la Bodleian Library di Oxford.

E se fino a poco tempo fa per consultare il Codice Mendoza era necessario ottenere una rara edizione facsimile od andare direttamente in Inghilterra ora vi è un’edizione on line disponibile gratuitamente per tutti.

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